Quando riapriranno i musei e gallerie d’arte a Londra?

Il documento di 60 pagine del governo sulle riaperture non è molto chiaro.  Una cosa che sembra certa è che non riapriranno prima del 4 luglio.

Con alcune eccezioni, infatti alcuni piccoli musei e gallerie d’arte riescono a farsi riclassificare come ‘negozi non essenziali’ e possono aprire il 1 giugno, sempre se riescono ad organizzare un modo per mantenere le distanze tra visitatori. I musei grossi come la Tate o il British Museum dovranno aspettare almeno fino a luglio.

Inoltre, devono anche trovare un modo per riaprire mantenendo le distanze e non tutti i musei sono convinti di potercela fare, anche perché non ricevono aiuti per i maggiori costi. Ci sono anche musei che dicono che probabilmente non apriranno mai più perché non riescono ad ottenere prestiti e vivevono solo di incassi di biglietti e delle vendite del negozio.  Diversi piccoli musei stanno facendo crowdfunding per sopravvivere. 

In ogni caso anche quando riapriranno i musei saranno molto diversi da come li ricordiamo. È infatti possibile che i musei grandi richiedono una prenotazione online e che limiteranno il tempo che si potrà stare. Ancora non sappiamo e a sentire le dichiarazioni che fanno alla stampa non sono sicuri nemmeno loro. Molto dipende da cosa decide il governo e da come si comporta la pandemia nei prossimi mesi.

Con la quarantena che vogliono mettere in alto, difficilmente vedremo Londra piena di turisti nei prossimi mesi. 

 

Giro virtuale dei marmi del Partenone (marmi di Elgin) al British Museum

La polemica dei marmi di Elgin continua da oltre 200 anni. Le statue e bassorilievi greci, in parte opera del grande scultore Fidia, furono rimossi dal Partenone tra  il 1801 e il 1812 da Thomas Bruce, conte di Elgin. Furono poi portati via mare a Londra e nel 1816 venduti al British Museum. Per questo motivo vengono spesso chiamati Elgin Marble.

La polemica viene dal fatto che il conte ebbe l’autorizzazione di visitare il Partenone dal governo dell’impero ottomano, che allora occupava Atene. Ha sempre detto di aver avuto anche l’autorizzazione di rimuovere le statue e portarle in Gran Bretagna, ma questa autorizzazione non è mai stata trovata. Strano perché l’impero ottomano era molto burocratico ed erano bravi ad archiviare documenti.

Inoltre quando le sculture furono rimosse dal Partenone ci furono sostanziali danni alla struttura del Partenone. Elgin aveva chiesto allo scultore italiano Antonio Canova di aiutarlo a non danneggiare le statue ma quest’ultimo si rifiutò visto che riteneva impossibile trasportarle senza fare ulteriori danni. Lord Byron allora dichiarò che si trattava di un atto di vandalismo e non fu il solo, anche allora diverse persone di cultura non erano contenti delle azioni di Lord Elgin. 

Ora molti vorrebbero ridare i marmi alla Grecia, circa il 40% della popolazione britannica (contro il 23% che invece vorrebbe tenerseli) e personaggi famosi come Stephen Fry, George Clooney e Matt Damon.

Il problema del British Museum e altri grossi musei in Europa e Stati Uniti e che se si crea un precedente e devono ridare le opere prese senza permesso o rubate, potrebbe rimanere ben poco. 

Il Partenone come era nel 1801, disegno di Sir William Gell
© The Trustees of the British Museum
Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)

I Marmi del Partenone di Elgin comprendono  17 statue che si trovavano nei due frontoni, 15 metope che illustrano battaglie tra Lapiti e Centauri, e 75 metri del fregio interno del tempio. Rappresentano più della metà di quello che rimane della decorazione scultorea del Partenone, sono quindi di grandissima importanza.

© The Trustees of the British Museum
Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International 

Potete anche fare un interessante giro virtuale dei marmi di Elgin al British Museum qui.

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Molti musei di Londra non riusciranno a sopravvivere

In questo caso non stiamo parlando dei grandi musei londinesi che dovrebbero riuscire a campare anche con mesi di lockdown. La maggioranza di questi sono comunque gratuiti e vivono principalmente con la vendita di biglietti per mostre temporanei, libri e souvenir.

Chiaramente anche i grossi musei ne risentono e devono per forza licenziare personale ma per i musei piccoli questa crisi può segnare la fine.

Infatti molti musei piccoli non ricevono aiuti pubblici e operano essenzialmente come società private. Fanno i soldi per mantenersi tramite la vendita di biglietti e ai loro negozi e organizzando eventi speciali. Purtroppo con questa crisi non possono farlo e corrono il rischio di non poter riaprire. 

Ci sono molti musei di Londra che sono a rischio. Questo articolo della BBC cita in particolare due musei; il Charles Dickens Museum e il Florence Nightingale Museum, ma sappiamo che non saranno gli unici. 

Sarebbe una grossa perdita per la vita culturale della metropoli britannica, non sono solo i grandi musei che sono importanti, i musei piccoli e molto specializzati hanno un posto speciale e spesso organizzano ottimi eventi e mostre temporanee.